NPS Italia e l’esclusione degli omosessuali dalla donazione di sangue

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Notizia da Poloinformativo HIV AIDS

npsRiportiamo il comunicato di NPS Italia in relazione alla Sentenza della Corte di Giustizia UE che giustifica l’esclusione dei gay dalle donazioni di sangue.

 

 

Il 29 aprile scorso la Corte di Giustizia Europea ha emanato una sentenza dal palese contenuto discriminatorio.

NPS Italia in qualità di associazione di persone che vivono con HIV non può sottacere il proprio giudizio in merito a quanto trapela da questa sentenza.

La vicenda che ha dato l’avvio all’iter giudiziale che ha condotto all’emanazione di questa sentenza riguarda un privato cittadino francese che si è visto negare la possibilità di donare il sangue sulla base delle risposte a domande sul proprio orientamento omosessuale e sulla base di dati epidemiologici francesi risalenti al 2008.

Senza mezzi termini questa sentenza è un atto discriminatorio dal punto di vista dello spostamento dell’attenzione dai comportamenti agli orientamenti sessuali, circostanza che ci fa compiere un balzo all’indietro di anni allorquando si faceva riferimento alle c.d. “categorie a rischio” (cfr. punto 40 della sentenza), evidenziando al contempo una violazione del libero orientamento sessuale sancito nella Carta dei diritti fondamentali dalla stessa EU.

Questa sentenza si fonda sul presupposto, tutto da dimostrare, che gli epidemiologi europei hanno dichiarato la relazione omosessuale più a rischio rispetto alla eterosessuale sulla base dei dati di infezione che, obiettivamente, sono in crescita. Ma volendo fare un esempio, se si dimostrasse che la poligamia diffusa in alcuni paesi fosse più a rischio della monogamia cosa farebbe l’Europa? Emetterebbe una sentenza sull’esclusione dei poligami dalle donazioni di sangue? Senza considerare che anche nella poligamia si possono portare avanti comportamenti non a rischio con l’uso del preservativo!

Al punto 62 della sentenza si parla giustamente di “periodo finestra” come del periodo che aumenta il rischio di non rilevabilità al momento del test. Non vediamo alcuna ragione per la quale questa giusta osservazione vada associata all’orientamento sessuale omosessuale e non al comportamento. E’ evidente che il problema del periodo finestra è connesso ai possibili comportamenti a rischio di qualsiasi persona sessualmente attiva che non usa precauzioni, questo tuttavia non lo leggiamo da nessuna parte.

In Italia il dato di incidenza dell’infezione Hiv negli Msm è salito al 39,4% (dati Coa 2013) e quello eterosessuale è al 44,5%. Quindi parliamo di un dato, quello italiano, che si differenzia rispetto a quello francese. E non possiamo certo andare a quantificare il dato rispetto alla popolazione dichiaratasi omosessuale in Italia, poiché sappiamo bene che sarebbe un “censimento della popolazione con comportamenti omosessuali” impossibile e anch’esso in sé discriminatorio.

Quello che non dice questa sentenza è quindi che tutta la popolazione sessualmente attiva che non usa il preservativo nei rapporti occasionali e/o con partner sconosciuti è potenzialmente costituita da persone che mettono a rischio il ricevente nella donazione di sangue.

Infine, e non da ultimo, l’Italia si differenzia dalla Francia, non dimentichiamolo, anche sotto il profilo normativo, grazie al decreto del 2001 dell’ex ministro della salute Umberto Veronesi, che dopo dieci anni cancellò il divieto di donazione di sangue da parte degli omosessuali. L’Italia è dunque ben distante dal quadro descritto nella sentenza. Va poi sottolineato che le associazioni come la nostra lavorano con impegno per monitorare quanto succede nel corso degli interventi di counselling condotti nei centri trasfuzionali, al fine di mantenere sempre un quadro chiaro della realtà del paese.

Quello che può dedursi, dal tenore e dai contenuti della sentenza, è che la Corte teme le conseguenze di una diffusa assenza di controlli effettivi sulle sacche di sangue. Cosa sta facendo davvero l’Europa per contrastare l’epidemia da Hiv? Gli epidemiologi di tutta Europa dovrebbero pronunciarsi su questo tema.

Arrivare al punto che un giudice debba verificare se esistano o meno tecniche efficaci di ricerca del virus HIV, ai nostri occhi, significa che la scienza ha fallito, o che vi è quanto meno una diffusa sfiducia generale nell’operato degli organi tecnici di controllo.

Un giudice dovrebbe occuparsi di diritti e corretta applicazione delle norme, astenendosi dal compiere estemporanee valutazioni di carattere tecnico scientifico.

Margherita Errico

Presidente NPS Italia onlus

Fonte: NPS Italia Onlus

 

Studi su nuovi farmaci contro HIV e coinfezione HIV-HCV

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farmaci Nell’anticipazione del Report di Nadir Onlus sul CROI 2015, oltre agli studi su  TAF Tenofovir alafenamide, troviamo altri due farmaci antiretrovirali : un inibitore d’ingresso e un inibitore della maturazione.

BMS-663068 è un inibitore d’attacco (detto anche ‘d’ingresso’) che si lega alla proteina di HIV-1 gp-120. Thompson M (#545) ha mostrato i risultati di uno studio di fase IIb in 254 pazienti pre-trattati: il nuovo farmaco è stato confrontato con atazanavir/r e, a vari dosaggi e somministrazioni (400 mg BID, 800 mg BID, 600 mg QD e 1200 mg QD), si è mostrato a 48 settimane capace di ridurre la carica virale plasmatica con valori dal 61% all’82%, del tutto confrontabili con i pazienti del gruppo contenente ATV/r (71%). Altri studi sulla stessa molecola hanno valutato la problematica delle interazioni farmacologiche con DRV/r e/o etravirina, escludendo eventuali aggiustamenti di dosaggio. Il farmaco, anche a detta dell’azienda stessa, si profila come candidato per pazienti con resistenze a varie classi.

BMS-955176 è un inibitore della maturazione di seconda generazione – ‘seconda’ da intendersi rispetto ai tentativi passati dell’azienda Panacos con il bevirimat, il cui sviluppo è stato interrotto nel 2010 soprattutto per problemi di formulazione – che ha dimostrato un buon profilo di sicurezza e una potenza elevata. Gli studi preliminari avevano dimostrato che la molecola si lega in modo efficiente alla poliproteina Gag, ha una più alta potenza rispetto al bevirimat e rimane attivo contro una varietà di polimorfismi di Gag. Inoltre, sembrava possibile un dosaggio QD. Nello studio ora presentato da C Hwang (114LB) su 60 pazienti naïve con sottotipo B, la molecola – somministrata per 10 giorni in monoterapia e a diversi dosaggi (5, 10, 20, 40, 80, or 120 mg) – ha generato una diminuzione della carica virale in un intervallo compreso tra 0.50 e 1.70 log cp/mL, individuando in 40 mg il dosaggio migliore.

NUOVI FARMACI CONTRO L’HCV NEI PAZIENTI CON HIV

Le coppie di medicinali sofosbuvir/ledipasvir (Harvoni®) e sofosbuvir (Sovaldi®) + daclatasvir (Daklinza®), somministrati per 12 settimane, senza interferone e senza ribavirina, hanno curato l’epatite C in oltre il 95% dei pazienti coinfetti HIV/HCV, confermando i tassi di risposta dei pazienti monoinfetti con HCV. Si ricorda che la progressione della malattia epatica nei pazienti coinfetti HIV/HCV è più rapida rispetto ai pazienti con sola infezione da HCV. La differenza tra le due coppie di farmaci sta nell’attività contro vari genotipi: mentre SOF/LED è principalmente attivo contro il genotipo 1, SOF+DAC è invece definibile “pan-genotipico”. Gilead sta, infatti, sviluppando il GS-5816, nuovo inibitore dell’NS5A che conferirà alla futura coppia SOF/GS-5816 la caratteristica della pan-genotipicità.

  • Naggie S (152LB) ha mostrato i risultati dello studio ION-4, di fase III, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di sofosbuvir 400 mg (inibitore della polimerasi NS5B) co-formulato a ledipasvir 90 mg (inibitore dell’NS5A) in 355 partecipanti – compreso pazienti in precedenza non rispondenti e persone con cirrosi – la maggior parte con genotipo 1 (1a: 75%; 1b: 23%; 4: 2%). La SVR 12 (risposta virologica a 12 settimane dalla fine del trattamento) è stata di circa il 96% in tutte le tipologie di pazienti. Da notare che il 20% dei pazienti presentava resistenze all’NS5A al basale: in questo sottogruppo la risposta è stata del 94%. Nessuna resistenza all’NS5B è stata riscontrata all’arruolamento. Nessun problema di tollerabilità rilevato.
  • Wyles D (151LB) ha mostrato i risultati dello studio ALLY-2 che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di sofosbuvir 400 mg associato a daclatasvir (inibitore dell’NS5A) della Bristol-Myers Squibb in pazienti naïve e pre-trattati coinfetti HIV/HCV con vari genotipi da 1 a 4, farmaci somministrati per 8-12 settimane. I dosaggi di daclatasvir (standard 60 mg) sono stati cambiati a 30 mg (quando associato a regimi anti-HIV contenti NNRTI) e a 90 mg in caso di regimi con IP/r. La SVR 12 è stata del 96% in pazienti naïve e del 98% in pazienti pre-trattati. Il tasso di risposta nei pazienti cirrotici è stato minore.

La tripletta 3D di Abbvie – ombitasvir/paritaprevir/r (Viekirax®), ossia una compressa contenente un inibitore dell’NS5A/un inibitore delle proteasi NS3/4A potenziato con ritonavir + dasabuvir (Exviera®), un inibitore dell’NS5B polimerasi a somministrazione BID + RBV – ha mostrato in una analisi specifica (Wyles D, #147) elevate percentuali di SVR 12, indipendentemente da quando inizia la soppressione virologica di HCV RNA una volta somministrato il regime. Inoltre, più alta era al basale l’HCV RNA, più tempo era necessario per raggiungere la soppressione virale, ma questo dato non è andato ad inficiare le percentuali finali di SVR 12. In particolare, il 92% dei soggetti coinfetti dello studio TURQUOISE-I trattato con 3D+RBV ha raggiunto la soppressione di HCV RNA alla settimana 2, il 100% alla settimana 4. Nessun predittore negativo tradizionale ha influenzato il tempo per il raggiungimento della negativizzazione.

 

Fonte: Newsletter Nadir

 

Ricerca sociale di NPS Italia Onlus

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ricerca sociale

Due questionari proposti da NPS Italia onlus, da sempre impegnata nell’ambito della ricerca sociale su tematiche relative all’HIV/AIDS, su temi quanto mai attuali:

Questionario 1: Analisi sulla qualità del processo di cambiamento di terapia dal farmaco branded al generico

Il questionario si pone il fine di indagare la percezione da parte delle persone con Hiv rispetto a quanto ormai sta avvenendo di fatto in materia di trattamenti con l’avvento del generico in Hiv e di come tutto questo in Italia venga affrontato da parte dei sanitari.

Fine ultimo è capire se la qualità della vita del paziente in questo particolare campo sia “familiare” alla persona con Hiv e se sia tenuta in debita considerazione da parte dei sanitari.

Consigliamo anche a chi non assume ancora il generico di fornirci comunque la sua opinione.

Vai al questionario

Questionario 2: Analisi dell’incidenza della soglia di povertà sulla capacità di cura delle persone con HIV

Il questionario si pone il fine di indagare quanto le mutate condizioni economiche stiano condizionando la vita anche delle persone con Hiv e quanto questo incida sulla qualità di cura lungo tutta la vita accompagnando la persona in tutte le sue fasi.

Fine ultimo è quello di poter meglio rispondere alle esigenze delle persone con Hiv rappresentandone i bisogni reali con i giusti interlocutori.

Vai al questionario

NPS Italia onlus invita tutte le persone con Hiv/Aids a rispondere a queste poche domande nel rispetto più totale della privacy del paziente e nel suo stesso interesse di diritto all’informazione.

Fonte: NPS Italia Onlus

L’articolo Ricerca sociale di NPS Italia Onlus su Poloinformativo HIV AIDS.

Un gioco per fare il test HIV

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I’m positive è un gioco interattivo educativo dove, tramite il protagonista, i giocatori acquisiscono informazioni, sul virus, sul test HIV,  sui trattamenti esistenti ma anche sui preconcetti e sulle conseguenze dell’ignorare il proprio stato.
Il videogame educativo americano è ¨ nato per sensibilizzare i giovani statunitensi all’ importanza del test HIV. Saranno presto disponibili anche le app per smartphone, il gioco ha vinto il CDC&HHS Games for Health Gam Jam 2014.
Il Centro americano per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) e quest’anno condurrà  uno studio sulla sua efficacia.