300 TEST HIV ESEGUITI IN 6 MESI NEI LOCALI MSM DI MILANO

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Si è concluso sabato scorso il tour invernale nei locali MSM ( men sex men ) milanesi , per il test HIV rapido,promosso da Asa Onlus e C.I.G. Milano.
Da ottobre ad oggi sono 300 le persone che hanno eseguito il test hiv+sifilide insieme a noi e per il momento ci fermiamo in vista del convegno ICAR 2017, al quale porteremo i dati raccolti ( i dati dei questionari anonimi , su comportamento sessuale e conoscenza del chemsex )
Il calendario è stato fitto (in 6 mesi 15 uscite) e ha impegnato una squadra di 25 volontari, tra medici e operatori. Un primo enorme grazie va a loro , che hanno dato il loro tempo ( nei fine settimana e la notte) per questa importante iniziativa.
Ringraziamo tutti i partecipanti , accorsi numerosi.
Ringraziamo www.safe-book.com per il sostegno e tutti i finanziatori del progetto ( i test HIv li compriamo, quindi se volete aiutarci , noi vi accogliamo a braccia aperte )
E un grazie ai locali che hanno aderito : Metro Centrale Sauna, Royal Hammam sauna, Illumined club, Inferus Club, hotdog Milano, Fenix Sauna, ONEWAY – discoclub Milano, COMPANY CLUB MILANO, TRACK Milano, City Sauna Bergamo.,

Riprenderemo a fine Aprile con qualche variazione.
A presto

 

Come la vitamina D ci difende dal virus Hiv

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È noto che molti laboratori scientifici di ricerca sono impegnati in tutto il mondo a indagare la qualità della relazione tra la vitamina D e varie patologie; tra queste, la più importante è sicuramente quella che porta a una condizione di fragilità ossea. Infatti, tale vitamina è indispensabile per la crescita e il processo di rimodellamento e mineralizzazione di ossa e denti, agendo, inoltre, nella regolazione del metabolismo di calcio e fosforo, favorendone l’assorbimento intestinale.

Nel corso degli anni tali ricerche hanno anche evidenziato un rapporto di causa ed effetto tra una somministrazione supplementare di Vitamina D e un miglioramento della risposta immunitaria nei soggetti esaminati portatori d’infezione da virus Hiv; in particolare, tale supplementazione, sembrerebbe capace di ridurne la capacità di replicazione.

Quanto detto è emerso in un recente studio effettuato da un gruppo di ricerca internazionale guidato dall’Università della Pennsylvania, Penn State, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).

Prima di procedere nell’analisi dello studio appena citato, è bene ricordare cosa sappiamo di questa importante vitamina.

La vitamina D proviene per il 5% dalla dieta e per il 95% dalla pelle, dove è prodotta attraverso un processo di fotosintesi. Tale vitamina, liposolubile come la A, la E e la K, è prodotta dalla pelle che la sintetizza dal precursore 7-deidrocolesterolo grazie all’azione della luce solare. Per produrre la quantità di vitamina D necessaria al nostro organismo sono sufficienti quindici minuti al giorno di esposizione alla luce del sole.

Gli alimenti utili alla formazione della vitamina D sono l’aringa, lo sgombro, le sardine, l’olio di fegato di merluzzo, le uova, i formaggi grassi e il burro; ma bisogna tenere presente che il contributo di questi alimenti alla produzione di vitamina D nel nostro organismo è minimo.

Il discorso cambia se prendiamo invece in considerazione la questione dell’esposizione ai raggi solari. Infatti, se nei Paesi del mediterraneo, o in altri Paesi particolarmente soleggiati, la quantità di radiazioni ultraviolette assorbita attraverso la nostra pelle è normalmente sufficiente a soddisfare il fabbisogno di vitamina D, in Paesi dove le occasioni per esporsi al sole sono ridotte per condizioni climatiche o stile di vita, è necessaria spesso un’integrazione.

Lo studio dell’Università della Pennsylvania, citato all’inizio di questo articolo, ha preso in esame proprio la relazione tra queste condizioni e combinazioni. Quanto segue, è una sintesi di tale studio tratta da un articolo pubblicato nel sito web quotidianosanità.it

I soggetti esaminati appartengono a due gruppi etnici di Città del Capo, in Sudafrica. Situata nell’emisfero meridionale a poco più di trenta gradi di latitudine, tale città presenta una radiazione ultravioletta B con andamento stagionale ed è una delle città con il maggior tasso di infezioni da Hiv-1 al mondo, con la massima incidenza tra i giovani adulti, elementi che la rendono un appropriato sito per uno studio longitudinale come questo.

Lo studio ha coinvolto circa 100 partecipanti sani, appartenenti a due diverse etnie, di cui una presenta una pigmentazione più scura rispetto all’altra perché originaria di Città del Capo da più tempo, cioè composta da una popolazione i cui antenati migrarono dall’Equatore verso Sud per raggiungere Città del Capo e che si è adattata prima alla variazione della luce al cambiare delle stagioni. L’altro gruppo, invece, è il risultato di immigrazioni Europee, Sud-asiatiche e Indonesiane, e presenta una pigmentazione più chiara della pelle.

Per eseguire lo studio, i ricercatori hanno esposto al virus Hiv campioni di sangue dei partecipanti scelti.

Il prelievo è avvenuto durante l’estate e poi durante l’inverno, le stagioni in cui i soggetti mostravano livelli di vitamina D sufficienti oppure carenti. Entrambi i gruppi selezionati presentavano una mancanza di vitamina D nella stagione invernale e questo dato era più marcato nelle donne. In base ai risultati, dopo nove giorni i campioni di sangue prelevati in inverno presentavano livelli maggiori d’infezione da Hiv-1 rispetto a quelli prelevati in estate. Dato che la vitamina D ha un impatto sul sistema immunitario, i ricercatori hanno fornito per sei settimane una supplementazione con tale sostanza a trenta partecipanti, di cui circa il 77% ha raggiunto livelli ottimali di vitamina D. Tale integrazione, ha evidenziato, nei campioni di sangue esposti al virus, e poveri di tale sostanza, un incremento dei valori registrati in inverno, riportandoli a quelli misurati in estate.

L’integrazione con vitamina D a un dosaggio orale elevato ha ridotto la replicazione del virus HIV-1, ha aumentato la circolazione di globuli bianchi e annullato l’anemia tipica dell’inverno. In conclusione, la vitamina D offre un miglioramento a basso costo della risposta immunitaria associata al virus Hiv.

È bene ricordare però che un eventuale apporto supplementare di vitamina D deve essere prescritto e controllato dal proprio medico, evitando pericolosi approcci del tipo “fai da te“.

(Fonte: quotidianosanità.it – Sapere Salute.it)

Flavio Angiolini

 

Osservata a livello atomico l’azione dell’HIV sul DNA delle cellule ospiti

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Buone notizie dalla ricerca scientifica in tema di HIV: un’equipe di ricercatori del Silk Insitute di La Jolla, California, è riuscita a identificare il modo in cui il virus aggira le difese dell’organismo e attacca il DNA delle cellule. In pratica si è visto come l’HIV riesce a inserire il proprio patrimonio genetico nella cellula aggredita, nella quale potrà -prima o poi- replicarsi.
La novità sta nel fatto che per la prima volta in assoluto l’azione del virus è stata osservata e analizzata a livello atomico.  Secondo i ricercatori californiani, tale scoperta potrà condurre a importanti innovazioni nell’approccio alla cura dell’infezione e nella comprensione del meccanismo che ha permesso al virus di diventare più resistente ai farmaci attualmente utilizzati. Questi farmaci sono stati sviluppati studiando il comportamento dei retrovirus, una tipologia di virus simili all’HIV ma con una struttura più semplice. Il nuovo studio, invece, ha permesso ai ricercatori californiani di vedere “in diretta” come agisce l’intasoma dell’HIV dopo che si è attaccato al DNA della cellula ospite.

Il prossimo obiettivo del team sarà quello di riuscire ad analizzare sia il complesso proteico prima dell’aggancio, sia la struttura intrappolata dai farmaci oggi utilizzati. Per approfondire questi ambiti di ricerca sono previsti strumenti di analisi con una risoluzione ancora maggiore di quella fin qui utilizzata, in modo da poter seguire passo dopo passo ogni singola fase dell’intero processo.

(Fonte: Ansa, 9/1/2017)

 

In Italia crescono omofobia, discriminazioni e pregiudizi

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Io e il mio giovane compagno amiamo tenerci per mano quando camminiamo per le strade del centro di Milano. È un comportamento che mi riempie di gioia e di orgoglio, per la felicità e la libertà di manifestare in pubblico il sentimento che ci unisce e la nostra gioia di vivere. Per lui, molto giovane, è forse anche un modo per sfidare, con discrezione, il mondo spesso ostile che circonda le persone omosessuali. Questo gesto però suscita in me una certa dose di ansia. In altre parole: ho paura. È un timore controllato, trattenuto ma condizionante. Mentre io e il mio compagno camminiamo, mi guardo attorno, osservo la folla che, spesso ignara della mia ansia, ci passa accanto, ci viene incontro, ci segue. Cosa cerco nella folla che ci circonda, in tale circostanza? Cerco di individuare, e sperabilmente evitare, eventuali gruppi di teppisti, bulli omofobi, pronti a circondarci e aggredirci a parole e fisicamente; pronti ad ostacolare la nostra libertà e la nostra felicità. Perché lo farebbero? La risposta si trova nelle cronache degli ultimi anni, che ci raccontano di ripetuti episodi di violenza e odio a matrice omofobia in Italia. Tale violenza è sempre esistita, ma, a quanto pare, è in corso un incremento preoccupante del numero di aggressioni. Le ragioni dell’omofobia sono da rintracciare sicuramente nell’ ignoranza, nei pregiudizi, nella mancanza di rispetto e nell’ intolleranza nei confronti di una minoranza portatrice, secondo una certa mentalità, di disvalore. Naturalmente esistono ragioni storiche all’ origine di tutto ciò, su cui non posso dilungarmi qui per mancanza di spazio.

Ma l’ostilità che la comunità Lgbti deve affrontare in Italia si manifesta anche in altri modi, non necessariamente violenti, tuttavia atte a calpestare o almeno sottovalutare, in modo subdolo, i diritti delle minoranze. È il caso, ad esempio, di persone Lgbt sieropositive, trattate spesso in modo discriminatorio da medici e infermieri nelle cliniche dove queste persone sono in cura. Inoltre, tenendo presente che le dinamiche culturali e psicologiche dell’omofobia e del cosiddetto femminicidio sono, a mio avviso diverse, credo opportuno ricordare qui la violenza all’interno delle stesse famiglie o di una coppia; il numero, ad esempio, di donne che subiscono molestie tra le mura domestiche raggiunge il 15%, percentuale che si traduce nella prima causa di morte per quelle che hanno tra i sedici e i quarantaquattro anni. È recente anche il caso dei due genitori che hanno ucciso il loro figlio gay al momento del suo coming-out.

Sebbene le cronache ci parlino solo degli episodi più clamorosi e cruenti, resta che le denunce effettive sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più vasto e diffuso. La buona notizia è che finalmente il numero di denunce da parte delle vittime è in aumento, segno di una nuova consapevolezza, di un rinato orgoglio. Tale tendenza costituisce una sana reazione di difesa dei propri diritti, e deve essere incoraggiata, quando e dove ciò sia possibile.

Flavio

I pesci rossi arrivano in ASA Onlus

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I pesci rossi arrivano in ASA Onlus

Giovedì 30 marzo alle ore 18e30 nella sede di ASA-Associazione Solidarietà Aids Onlus (via Arena, 25) si terrà la presentazione di “I pesci rossi nascono sulle stelle”, l’autobiografia di Fabrizio Sclavi, edizioni Mondadori.Il romanzo parla di moda, di Milano, di trasgressione, dei fantastici anni 80 e anche di HIV.

Curiosi?
Venite alla presentazione così avrete anche modo di incontrare il mitico Fabrizio Sclavi.

 

«Io rido, i cani ridono e ridono. Anche i pesci rossi disegnati lì sulla parete, tutti pronti per il prossimo trasloco. Si ricomincia daccapo.»

Un viaggio a ritroso più che un’autobiografia. Un percorso fantastico e divertente che ripercorre aneddoti, viaggi, incontri, avventure e drammi di Fabrizio Sclavi, giornalista e direttore di periodici importanti che ha segnato la storia dell’editoria di moda degli ultimi decenni. Il racconto ripercorre eventi divertenti e drammatici sempre narrati con l’ironia e il sarcasmo propri del narratore. Portatore di handicap fin dalla nascita e omosessuale dichiarato, Fabrizio Sclavi non indulge su nessun aneddoto, raccontando senza filtri il coraggio della propria vita “diversamente” normale e “normalmente” incredibile. Dall’infanzia tra ospedali e cliniche a cui fa da sfondo la pasticceria dei genitori a Siena, passando per gli studi ribelli a Brera nel ’68 e l’ingresso nel meraviglioso mondo della moda, fino al successo e alle amicizie con personaggi importanti come Andy Warhol, Giorgio Armani, Bob Wilson, Sting, Lou Reed e Grace Jones, alla conquista di una vita sempre “normale”.

SAN VALENTINO SICURO

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SAN VALENTINO SICURO: una giornata con gli studenti per parlare di prevenzione e salute.

Il 14 febbraio a Milano i giovanissimi verranno invitati a partecipare ad un evento unico nel suo genere un San Valentino che abbina il divertimento e l’affettività alla prevenzione MST, insomma un San Valentino… sicuro!

Promotori dell’evento sono ASA Onlus ( http://www.asamilano30.org/ ) e Safebook by Durex ( www.safe-book.com ), il progetto educational attivo da 4 anni nelle scuole di tutt’Italia e nelle web communities degli adolescenti.

 

SAN VALENTINO SICURO

MARTEDI’ 14 FEBBRAIO DALLE 14 ALLE 19

@ PORTINERIA 14 – VIA TROILO 14 MILANO

(Tram 3 /19 – bus 71/90/91 –  Porta Genova M2)

 

PROGRAMMA :

  • Musica live
  • Animazione
  • Healthy food & drinks
  • Gadget
  • Condoms
  • Instagram corner
  • Ospiti del mondo dello sport
  • Role games su sesso, amore, relazioni
  • Colloqui individuali

 All for Free

 

Che informazioni ricevono gli adolescenti in materia di prevenzione MST e Hiv?

E cosa loro vorrebbero sapere?

 

Il “metodo” di Safebook è proprio quello di chiedere direttamente ai giovani e di raccogliere i loro quesiti senza filtri e senza falsi tabù; ad ogni domanda segue la risposta, redatta dal comitato scientifico e con la collaborazione di ASA. Le risposte saranno pubblicate sul sito www.safe-book.com nelle lingue di appartenenza dei giovani italiani e residenti in Italia, perchè la prevenzione è anche integrazione.

 

Dall’ultima indagine condotta ad ottobre 2016, gli adolescenti hanno dato un quadro sorprendente attraverso le loro domande: romanticismo e molta attenzione (nel senso di rispetto) verso il gentil sesso, forte attenzione all’estetica ed al volersi rendere piacevoli in ogni senso al proprio partner, curiosità in merito a pratiche sessuali che conoscono “perfettamente” attraverso web e media, ma che li trovano spiazzati nel momento della sessualità reale.

Ma un dato grave emerge:

prepotentemente, moltissime delle domande raccolte dimostrano che le nozioni di base della sessualità protetta sono vaghe e confuse.

Com’è possibile che la pillola protegga dalle MST? Perché quasi nessuno sa che l’unico modo di proteggersi dalle MST è il profilattico?

Ebbene su questo tema ASA e Safebook by Durex stanno conducendo una campagna di sensibilizzazione verso le istituzioni ed i media: è necessario che l’educazione sessuale venga diffusa ai giovanissimi, nella loro lingua e nel loro linguaggio.

Evidentemente al momento in Italia non viene fatto abbastanza, basti pensare ai programmi scolastici.

Ecco allora come la ricorrenza di San Valentino può essere valorizzata per creare un’occasione di socialità e prevenzione MST.

Le scuole superiori di Milano, le web communities degli adolescenti e tutte le realtà che si occupano di adolescenti (CAG…) verranno invitate a “San Valentino Sicuro” presso il locale Portineria14 in Via E. Troilo 14 a Milano, il giorno 14 febbraio 2017 dalle ore 14 alle 19.

I ragazzi saranno accolti con musica e divertimento, snack e succhi di frutta per essere “sani e sexy”, un fotografo per postare su FB i loro commenti, un kit omaggio con informazioni, i profilattici omaggio, il gadget San Valentino Sicuro.

Presenti alla manifestazione ci saranno anche gli atleti del Consorzio Vero Volley, partner per il secondo anno consecutivo di Safebook by Durex, nello specifico con i giocatori del Gi Group Team Monza, prima squadra della realtà monzese che prende parte alla SuperLega Maschile della pallavolo italiana.

Durante tutto il pomeriggio saranno presenti le psicologhe di ASA e operatori qualificati: verranno organizzati piccoli gruppi di discussione, sotto forma Role Games,  sulle domande più “scottanti” (ad esempio: come faccio a chiedere il preservativo? le droghe influenzano la mia volontà di fare sesso sicuro? )

Psicologhe e operatori qualificati resteranno inoltre a disposizione per brevi colloqui vis a vis su dubbi residui.

Civica benemerenza ad ASA Onlus

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Asa-Associazione Solidarietà Aids Onlus ha ricevuto la Civica Benemerenza del Comune di Milano per la sua partecipazione al Progetto Ekotonos della Casa Circondariale San Vittore. Giovedì 7 dicembre al Teatro Dal Verme, il Sindaco Giuseppe Sala ha consegnato l’attestato ai volontari delle Associazioni che costituiscono Ekotonos.
Questa è la motivazione: «Nato nel 1992, è il progetto più longevo nella storia del volontariato carcerario milanese. Aggrega e coordina Enti e associazioni con identità e risorse differenti e agisce in relazione con l’Amministrazione penitenziaria, promuovendo il ruolo attivo dei detenuti e il lavoro di gruppo. Tutte le sue iniziative intendono contribuire alla tutela della dignità delle persone detenute. Le associazioni in rete nel progetto e i singoli volontari, si riuniscono mensilmente, mentre detenuti e operatori lavorano insieme ogni giorno. Il progetto cerca nuove soluzioni “per una nuova ecologia della pena”. Così come in natura gli ecotoni sono le zone di confine e di equilibrio tra ambienti differenti, qui si sviluppa la massima varietà e ricchezza della speciazione».
Ekotnos: dal greco eko “casa, abitazione naturale” e tonos “tensione”. Quindi: zona di tensione o anche tendere a una abitazione naturale. Il nostro uso della metafora dell’ecotono vuole rappresentare questo: un’indicazione di comunicazione, di incontro, di luogo di contaminazione, dove le diverse identità possano ibridarsi, comunicare con l’altro, entrare in contatto e uscire dalla condizione di isolamento e di esclusiva autoasserzione che le contraddistingue e che le impoverisce.
Quando, ben 24 anni orsono, il progetto ha mosso i primi passi, l’obiettivo sembrava davvero molto ambiziosi: far collaborare realtà così diverse in un contesto molto difficile.
Eppure ce l’abbiamo fatta, con fatica e impegno.
L’Asa è stata parte attiva dall’inizio con i gruppi di e auto-mutuo-aiuto al C.O.C del II raggio e al VI Raggio. I gruppi sono prevalentemente rivolti a detenuti sieropositivi, vi possono, però, partecipare anche persone che non sono coinvolte direttamente in questo tipo di problematica. La formazione di un gruppo eterogeneo allontana paure e aiuta a gestire meglio le ansie che si possono creare in una realtà, come S. Vittore. Nel corso dell’anno 2001 sono stati realizzati anche incontri di sensibilizzazione e informazione sulle problematiche femminili in carcere. Questi incontri, ideati e coordinati dal CED (Centro Educazione Demografica) con la fondamentale partecipazione della referenti della CPA- trattavano problematiche riguardanti il corpo della donna; comportamenti sessuali a rischio; diritti/doveri di donna, mamma, moglie.
Chi ha fatto parte del Gruppo Carcere dell’Asa, sa che la prima regola per entrare serenamente a San Vittore è “sospensione del giudizio”; noi l’abbiamo applicata e ci siamo accorti che a volte basta poco per far scoccare la scintilla in persone che vengono rifiutate da tutti e che da quella scintilla possono nascere profondi cambiamenti.
MZ

 

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sull’HIV e non avete mai osato chiedere

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Tutto quello che avreste voluto sapere sull’HIV e non avete mai osato chiedere

Per pazienti HIV e i loro cari,

ma anche per tutti quelli che hanno delle domande sull’HIV che non sanno a chi porre.

In occasione della Giornata Mondiale della Lotta all’AIDS (1° di dicembre)  ASA Onlus apre le sue porte offrendo brevi colloqui gratuiti, dalle 14 alle 20, presso la sede di Via Arena 25.

Gli psicologi dell’associazione metteranno la loro professionalità a disposizione di chiunque (persone HIV positive o no, amici, compagni, genitori, insegnanti, infermieri…) ha necessità di confrontarsi non solo sugli aspetti pratici, resi più semplici dall’introduzione degli antiretrovirali, ma anche su quelli emotivi, spesso difficoltosi da gestire ancora oggi.

I colloqui sono disponibili anche per poter porre quelle domande incentrate sulla prevenzione della trasmissione del virus: realmente, come si prende? Come non si prende? A cosa devo fare attenzione? Cosa è, e cosa non è, in effetti, un problema?

ASA Onlus è un’associazione che dal 1985 offre nel territorio milanese servizi di counseling e psicoterapia per pazienti HIV e i loro cari, in sede e presso servizi ospedalieri. Inoltre, da sempre è in prima linea con progetti di prevenzione della diffusione del virus in diversi ambiti (scuole, carcere, locali notturni). Dal 2012 offre una volta al mese il test dell’HIV anonimo e gratuito.

Per maggiori info: Tel 0258107084 segreteria@asamilamo.org

www.asamilano30.org

 

ASA Onlus tra i premiati da Gilead

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La nostra associazione è tra i vincitori del Community Award Program con il Progetto “I long-term survivors o I Sopravvissuti”.

 

Tra 60 progetti “Made in Italy”, premiati da Gilead a Milano lo scorso ottobre, c’è anche ASA-Associazione Solidarietà Aids Onlus.

La nostra associazione ha vinto con “I long-term survivors o I Sopravvissuti”. Si tratta di un progetto che propone interviste a persone che convivono con il virus HIV da almeno 15 anni. Le testimonianze dei “sopravvissuti” vengono pubblicate su EssePiù con il nome dell’intervistato o in forma anonima. Successivamente, le risposte saranno analizzate dalla psicologa e dalla giornalista che le ha raccolte per evidenziare come ha inciso la convivenza con l’HIV nella vita delle persone.
Chi desidera partecipare, può inviare un’email a ufficiostampa@asamilano.org o telefonare alla sede dell’associazione 02/58107084.

Ricerca, comunità e innovazione

Innovazione, tecnologie digitali e medicina: gli italiani (quasi 7 su 10) le conoscono, ci credono, ma vogliono di più. Soprattutto per migliorare la qualità di vita dei malati e la relazione medico-paziente, e non solo per trovare nuovi farmici e terapie. Conoscono le innovazioni digitali verso le quali hanno grandi attese per la qualità di vita e la cura delle persone malate. Ma, inaspettatamente, conoscono e si attendono di più dalle cartelle cliniche informatizzate e dalla telemedicina che dalle App, il dispositivo digitale forse più diffuso –se ne contano quasi 100mila dedicate a salute e benessere- ma evidentemente ancora troppo poco, almeno in ambito medico.

Questo è emerso dall’indagine GFK Eurisko-Gilead presentata alla premiazione dei vincitori 2016 dei tre bandi di concorso per Ricdercatori e Associazioni pazienti promosso da Gilead Italia: Digital Health Program, Fellowship Program e Community Award. Tre iniziative per promuovere progetti innovativi nel campo della ricerca scientifica, delle comunità di pazienti e elle tecnologie digitali che migliorino, nel medio-breve termine, qualità di vita e assistenza terapeutica dei pazienti affetti da HIV, Epatiti, Infezioni Fungine Invasive e Patologie Oncoematologiche.

Ai 60 progetti premiati per l’edizione 2016 sono stati assegnati oltre 1.4 milioni di euro. A selezionare i vincitori, tra quasi 180 candidati, sono state tre Commissioni di esperti indipendenti.

Il Digital Health Program rappresenta la novità di quest’anno e la risposta più diretta che Gilead ha dato alla richiesta di innovazione nell’ambito della salute. In questa prima edizione sono stati presentati 41 progetti, di cui 7 premiati.

Al Fellowship Program, giunto alla sua sesta edizione, sono stati presentati 149 progetti proposti da 65 ricercatrici e 84 ricercatori appartenenti a 90 Enti di ricerca e cura. Sono stati selezionati e premiati 40 progetti proposti da 19 ricercatrici e 21 ricercatori appartenenti a 32 Enti di ricerca e cura.

Da cinque anni il Community Award seleziona e premia i migliori progetti proposti da Comunità di pazienti e Organizzazioni no profit. Nell’edizione 2016 sono stati presentati 31 progetti da altrettante associazioni e organizzazioni no profit. Sono stati selezionati e premiati 13 progetti realizzati da 8 associazioni locali/regionali e 5 nazionali.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito di Gilead.

 

Link alla Pagina di Gliead

 

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